Sports Hernia, Intervista al prof. Giuseppe Sica su una patologia ancora poco conosciuta

Intervista al Prof. Giuseppe Sica, Professore Associato di Chirurgia all’Università Tor Vergata di Roma, su una patologia ancora poco conosciuta: l'ernia degli sportivi. Questa forma patologica, che poi di una vera e propria ernia non si tratta, affligge molti tra gli sportivi ed in particolare i calciatori.

 

D: Iniziamo chiedendo come mai un chirurgo con un curriculum così, diciamo, importante decide di dedicarsi ad una patologia che molti nella comunità scientifica mettono addirittura in dubbio che esista davvero.

R: Grazie per aver letto il mio curriculum! In realtà non ho deciso di dedicarmi in particolare a questa “patologia”. Il mio interesse scientifico e clinico rimane quello relativo alle malattie croniche degenerative (tumori dell’apparato digerente e malattie infiammatorie croniche intestinali); tuttavia ritengo che sia giusto offrire un approccio scientifico e altamente professionale anche a chi soffre di una malattia secondaria o forse sarebbe meglio dire meno grave, come i calcoli della colecisti, le emorroidi o le ernie della parete addominale.

D: Professore, cos’è l’ernia dello sportivo?

R: L’ernia dello sportivo è una condizione patologica complessa descritta per la prima volta negli anni ‘90. In verità, non si tratta di una vera e propria ernia; infatti, l’alterazione anatomica più frequentemente riscontrata è una debolezza e/o lacerazioni della fascia trasversalis in assenza di porta e sacco erniario.

D: Perché viene definita “ernia dello sportivo”?

R: Sebbene questa patologia possa interessare anche chi non pratica attività sportiva, sono proprio gli sportivi ad esserne maggiormente affetti; in particolare chi giuoca al calcio a livello agonistico.

D: Professore, quindi l’ernia dello sportivo non è un’ernia, ma si caratterizza per la stessa sintomatologia.

R: Come dicevo non può essere definita un’ernia perché mancano le componenti caratterizzanti l’ernia. Tuttavia il dolore cronico in regione inguinale, pubica, radice dello scroto e della coscia che si esacerba con il movimento, ricorda molto la sintomatologia dell’ernia inguinale. Manca la presenza di una tumefazione palpabile durante il ponzamento e il dolore peggiora con la corsa, il salto e la rotazione dell’arto inferiore omolaterale.

D: Professore, come si diagnostica l’ernia dello sportivo?

R: La diagnosi dell’ernia dello sportivo è una diagnosi molto insidiosa e non di rado viene misconosciuta. Bisogna in primis differenziarla dalla pubalgia, patologia di cui possono soffrire alcuni sportivi e, anche in questo caso, in particolare i calciatori. L’intervista medica corretta e l’esame obiettivo chirurgico sono i cardini su cui si basa la diagnosi. Gli esami strumentali che possono coadiuvare il chirurgo nel formulare con maggior sicurezza una diagnosi corretta sono l’ecografia dinamica e la risonanza magnetica.

D: L’ernia dello sportivo può essere bilaterale?

R: SI. Nel 30% dei casi l’ernia dello sportivo è bilaterale.

D: Professore, in caso di ernia dello sportivo ci si deve sempre sottoporre ad un intervento chirurgico.

R: NO. A differenza dell’ernia inguinale dove il rischio di incarcerazione rende l’intervento chirurgico sempre indicato, nel caso della sports hernia si dovrebbe porre indicazione all’intervento chirurgico solo se i trattamenti medici conservativi non sono risolutivi e la sintomatologia ha una durata maggiore di 3 mesi. E’ tuttavia da tener conto che la storia naturale è quella di una condizione progressivamente ingravescente.

D: In cosa consiste l’intervento chirurgico. R: L’intervento chirurgico consiste nel rinforzare la parete addominale della regione inguinale e\o sovra pubica, generalmente con sottili protesi integrabili. Da qualche anno preferisco quelle biologiche che si adattano meglio e si riassorbono in tutto o in parte. D: Professore, è vero che l’intervento chirurgico, quando indicato, può essere svolto con tecnica miniinvasiva.

R: SI. Più che di tecnica preferisco parlare di filosofia mini-invasiva. Sia che l’intervento si svolga con accesso anteriore, che con plastica posteriore, credo che la chiave del successo sia nelle piccole incisioni, nella minima dissezione e soprattutto nel risparmio completo della parete muscolare. Questa filosofia, o tecnica se preferisce, permette una riabilitazione estremamente rapida.

D: Professore, dopo quanto tempo il paziente può ritornare all’attività sportiva.

R: La riabilitazione comincia subito. L’attività agonistica in genere può essere ripresa dopo 1-2 settimane. Si tratta pur sempre di un intervento chirurgico ed un chirurgo serio non deve mai far correre rischi al proprio assistito.