ACALASIA

L'Acalasia è una patologia non frequente ad eziopatogenesi incerta, caratterizzata dalla perdita progressiva della motilità esofagea e dalla incapacità di rilasciamento dello sfintere esofageo inferiore (LES).

La sintomatologia è caratterizzata da disfagia, scialorrea (eccessiva salivazione), alitosi, rigurgito, pirosi (bruciore retrosternale) e dolore. Il sintomo principale è la disfagia e cioè la difficoltà del bolo alimentare o del fluido deglutito, a progredire verso lo stomaco. La sensazione è di un peso dietro lo sterno. L’acalasico non perde peso, almeno nelle fasi iniziali.

La diagnosi si pone mediante un’accurata raccolta anamnestica e mediante prove strumentali che studiano la funzionalità esofagea. Il gold standard degli esami diagnostici è rappresentata dalla manometria esofagea. Per una corretta diagnosi il paziente dovrebbe sottoporsi ad un rx dell’esofago con mezzo di contrasto e ad una gastroscopia al fine di escludere patologie maligne. 

TRATTAMENTO

I trattamento di questa patologia è chirurgico.

I risultati della terapia medica sono limitati e spesso si accompagnano ad effetti collaterali importanti.

La terapia endoscopica interventistica che si avvale della dilatazione pneumatica del LES e dell’iniezioni di tossina botulinica, ha risultati discreti a breve termine ma insoddisfacenti a lungo termine.

La terapia chirurgica, che si avvale della tecnica miniinvasiva, consiste di un intervento sofisticato ma di scarso impegno per il paziente che è in grado, generalmente, di tornare a casa in 72 ore. L’intervento consiste di una esofagomiotomia (incisione delle fibre muscolari del LES e dell’esofago inferiore) e di una plastica antireflusso. Viene eseguito per via laparoscopica addominale. Questo tipo d’intervento, a causa della complessità tecnica, deve essere praticato esclusivamente da chirurghi esperti di chirurgia esofagea e chirurgia miniinvasiva.


CANCRO DELLO STOMACO (ADENOCARCINOMA GASTRICO)

Il cancro dello stomaco è una tra le neoplasie più frequenti al mondo con un’incidenza di circa 650.000 nuovi casi ogni anno. Colpisce in egual misura donne e uomini con età d’insorgenza dopo i 45 anni e si localizza nella zona distale dello stomaco, antro-pilorica. Negli ultimi anni in Italia si è verificata un’importante riduzione sia dell’incidenza che della mortalità legata a questa patologia.

Il carcinoma gastrico del fondo e del terzo superiore dello stomaco è invece in sensibile crescita. I fattori di rischio per lo sviluppo di questa patologia sono rappresentati dalla presenza di altri casi in famiglia, dalla dieta ricca di grassi e cibi conservati e dalla presenza dell’Helicobacter Pilori che partecipa allo sviluppo dell’ulcera gastrica.

La sintomatologia è spesso tardiva con sintomi aspecifici e riconducibili ad una generica gastrite. Altre volte si ha nausea, calo ponderale e inappetenza, o anche dolore. L’anemia sideropenia può essere espressione di un carcinoma gastrico.

La diagnosi è strumentale. La gastroscopia (EGDS), con una contestuale biopsia, consente una diagnosi precoce. E’ consigliabile nei casi di sintomi di discomfort addominale alto e se compare uno dei segni sopra citati. La gastroscopia viene inoltre prescritta nei casi di familiari di I grado affetti dalla stessa neoplasia.

L’eco-endoscopia garantisce un giudizio millimetrico sulle dimensioni del tumore, sulla profondità di infiltrazione della parete gastrica, sulla localizzazione linfonodale e sull’interessamento degli organi vicini con una accuratezza intorno al 90%. Per la stadiazione della malattia si ricorre ad altri esami: TC, RM, PET-TC

TRATTAMENTO

Il trattamento di questa patologia è chirurgico. La scelta del tipo di intervento (gastrectomia subtotale o gastrectomia totale) dipende dalla sede e dalla estensione di malattia.

Ad oggi l’approccio miniinvasivo è praticato solo da chirurghi specializzati ed esperti perché la chirurgia open rappresenta ancora il gold standard per il trattamento di questa patologia.L'intervento eseguito per via laparoscopica permette, in mani esperte, di ottenere gli stessi risultati oncologici della chirurgia tradizionale con un decorso postoperatorio più favorevole

 


 MALATTIE DEL REFLUSSO GASTROESOFAGEO

La malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) è una patologia molto frequente, caratterizzata dalla risalita del contenuto acido dello stomaco in esofago. Essa è dovuta all’incontinenza dello sfintere esofageo inferiore la cui causa principale, è l’ernia iatale. Oltre ad essere una patologia che incide negativamente sulla qualità di vita del paziente , il reflusso gastroesofageo è uno dei fattori predisponenti l’insorgenza dell’esofago di Barrett, una lesione che può predisporre alla insorgenza del tumore maligno dell’esofago.

I sintomi della MRGE sono il bruciore retrosternale (pirosi) ,il rigurgito, la difficoltà alla deglutizione, la tosse stizzosa, e la raucedine. La diagnosi viene posta attraverso un’ accurata raccolta dell’anamnesi e mediante prove strumentali come la gastroscopia (EGDS), la manometria e la Phmetria.

TRATTAMENTO

Il trattamento di questa patologia si giova della terapia medica ma l’intento curativo è ottenibile solo mediante la chirurgia.

In passato l’intervento chirurgico era destinato solo ai pazienti nei quali la terapia medica aveva fallito. Con il diffondersi della chirurgia miniinvasiva è cambiato l'atteggiamento e le indicazioni all’intervento per il reflusso. Attualmente, le linee guida propongono il trattamento laparoscopico anche per i pazienti che rispondono discretamente alla terapia medica, ma che abbiano recidive dopo la sospensione della stessa, o per pazienti giovani che non vogliano sottoporsi ad una terapia medica continuativa.

La terapia chirurgica consiste nella creazione di una neo-valvola attraverso la plicatura del fondo dello stomaco (funduplicatio). La funduplicatio laparoscopica può essere eseguita in regime di one-day surgery e consente la guarigione, la sospensione della terapia e la restituzione dell’integrità esofagea. La qualità della vita dopo chirurgia è ottima.

 


CARCINOMA DELL'ESOFAGO

Il carcinoma dell'esofago è un tumore relativamente raro nei paesi Occidentali dove è molto più frequente l’adenocarcinoma rispetto al cancro squamoso; colpisce prevalentemente i maschi con un rapporto uomo donna di 3:1. Si sviluppa nella maggior parte dei casi dopo la sesta decade di vita.E’ un tumore molto aggressivo con mortalità elevata, in caso di diagnosi tardiva.

I fattori di rischio correlati con questa patologia sono rappresentati dal fumo e dall’alcol. L’obesità, la malattia da reflusso gastroesofageo e il conseguente esofago di Barrett sono fattori predisponenti all’ adenocarcinoma esofageo.

Il sintomo principale è la disfagia ingravescente ( ossia la difficoltà a deglutire prima i cibi solidi poi i liquidi), la perdita di peso, la tosse, la pirosi retro sternale.

La diagnosi di certezza si ottiene con l'esecuzione di una Esofagoscopia (Esame endoscopico EGDS) e l'esecuzione di biopsie che documentino la natura della lesione. L’EGDS è indicata nei protocolli di sorveglianza dei pazienti con esofago di Barret. La displasia insorta su Barret rappresenta una lesione pre-cancerosa. La eco endoscopia permette una diagnosi precoce ed accurata stadi azione. La TC è necessaria per pianificare l’iter terapeutico.

TRATTAMENTO

Il trattamento di questa patologia è chirurgico. La chirurgia per carcinoma dell’esofago è una chirurgia complessa, che dovrebbe essere eseguita esclusivamente da chirurghi esperti in chirurgia esofagea.

L’ esofagectomia, consiste nella asportazione chirurgica dell’esofago e può essere eseguita in sicurezza per via laparoscopica e\o toracoscopia. La ricostruzione del transito alimentare viene effettuata generalmente con lo stomaco. La qualità della vita dopo esofagectomia è buona.