Prof.Giuseppe Sica

Acalasia

L’Acalasia è una patologia funzionale dell’esofago non frequente che colpisce sia uomini che donne prevalentemente tra i 30 e i 60 anni, con un’incidenza annua di circa 1,6 casi su 100.000 abitanti, ad eziologia incerta.

Qualunque sia la causa che la genera, la patologia si caratterizza per la perdita progressiva della motilità esofagea e per l’incapacità di rilasciamento dello sfintere esofageo inferiore (LES).

L’acalasia ha un esordio molto subdolo, i cui sintomi vengono spesso scambiati per quelli della malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE). I sintomi più comuni sono:

  • Disfagia, ovvero la difficoltà nella deglutizione sia degli alimenti solidi che dei fluidi
  • Scialorrea, ovvero l’eccessiva salivazione
  • Alitosi
  • Rigurgito, fino al vomito autoindotto per ridurre la sensazione di pienezza
  • Pirosi, ovvero il bruciore retrosternale, refrattario a trattamento medico di 4 settimane
  • Dolore
  • Perdita di peso, solitamente minima

Tra questi, il sintomo principale è la disfagia, che provoca la sensazione di un peso dietro lo sterno. 

La diagnosi richiede:

  • Raccolta anamnestica
  • Esofagogastroduodenoscopia (EGDS)
  • Manometria esofagea
  • RX esofageo con mezzo di contrasto per bocca

Il trattamento di scelta, tranne che in casi selezionati, è un intervento chirurgico: la miotomia laparoscopica secondo Heller.

Le alternative terapeutiche proposte includono la terapia medica, che però da’ risultati limitati e spesso si accompagna ad effetti collaterali importanti e i trattamenti endoscopici, tra i quali la dilatazione pneumatica del LES, l’iniezione di tossina botulinica e la miotomia endoscopica trans-orale. I trattamenti endoscopici hanno risultati a breve termine variabili, ma risultati a lungo termine insoddisfacenti. 

L’intervento chirurgico consiste in una esofagomiotomia (incisione delle fibre muscolari del LES e dell’esofago inferiore) e in una plastica antireflusso. Viene eseguito per via laparoscopica, una tecnica mininvasiva che consente una rapida dimissione (dopo circa 72 ore dall’intervento chirurgico) e un rapido recupero.

Questo tipo d’intervento, a causa della complessità tecnica, deve essere praticato esclusivamente da chirurghi esperti di chirurgia esofagea e mininvasiva.